Un po’ di storia

 

Era il giugno del 1888, faceva gia’ molto caldo (le stagioni erano ben definite dal punto di vista climatico), qualcuno cominciava a far bagni di mare: si andava allo stabilimento Cecinato, subito dopo il ponte di pietra, vicino al dazio; gli uomini indossavano costumi che lasciavano arditamente scoperte le gambe dal ginocchio in giu’ e quasi completamente le braccia, il tessuto era di solida lana a larghe fasce trasversali: le donne indossavano vestiti confezionati da sarte con una stoffa piuttosto pesante, naturalmente nera, formati da una specie di tuta stretta alle caviglie e da una casacca fermata in vita da una cintura e ai polsi da bottoni, la scollatura era appena accennata e permetteva il passaggio alla testa, era ornata da una trina chiara che diventava subito grigia per la scoloritura della stoffa. I capelli erano “a tuppo”, raccolti sotto una cuffia-berretto che arrivava sino alle orecchie.

Taranto viveva anni di grande attivita’ lavorativa e di febbrile espansione: si stava infatti costruendo il grande Arsenale della Marina militare per la cui realizzazione erano stati superati molti ostacoli sia di carattere legislativo che di opposizione tenace da parte dei parlamentari napoletani, sia ancora di carattere finanziario: erano infatti stati stanziati soltanto nove milioni e trecento mila lire “da spendersi in otto anni”.

A settembre del ‘883 erano stati avviati i lavori per la realizzazione del canale navigabile diretti dal capitano Giuseppe Messina. Il primo ponte girevole venne solennemente inaugurato il 22 maggio 1887 con lo “storico incontro al centro dell’ardito ponte tra il sindaco  Vincenzo Sebastio e l’arcivescovo Pietro Alfonso Jorio.

Ma intanto al di la’ del “fosso” , prima ancora del canale del ponte, era cominciata l’espansione urbanistica di quello che poi sarebbe diventato il Borgo: il primo a rompere gli indugi fu l’avvocato Domenico Savino il quale gia’ nell’aprile 1869 aveva cominciato a far costruire quel gran bel palazzo ancora ben saldo che poi divento’ palazzo Ameglio.

Era dunque il giugno 1888, il 20 del mese usci’ la “Voce del Popolo”, il longevo settimanale tarantino di proprieta’ della famiglia Rizzo con questa notizia intitolata “Hotel d’Europe”:

 “E’ questo il titolo di un elegantissimo albergo, costruito recentemente al Borgo, in una posizione amenissima, presso la spiaggia di mar Piccolo.

Posizione che lo rende, senza esagerazione alcuna, uno dei migliori alberghi delle Province Napoletane. Ha stanze larghe , ariose e mobilitate con finissimo gusto ed eleganza, un servizio inappuntabile che non lascia nulla a desiderare. Proprietario dell’albergo e’ il signor Gabriele De Giacomo, una egregia e gentile persona che si e’ sobbarcata non pochi sacrifici per concorrere anch’egli al lustro e decoro della nostra citta’. E non esageriamo , poiché il signor De Giacomo , oltre all’Hotel Europe ha pure impiantato un grande stabilimento per bagni dolci, caldi e freddi, per bagni idroterapeutici per bagni sulfurei con acqua delle sorgenti di Taranto fuori porta Napoli, acquistata dai benemeriti signori fratelli Cacace fu Michele. Quest’acqua sulfurea di Taranto , fino ad oggi sconosciuta da molti e quindi trascurata, e’ stata analizzata dall’esimio chimico cav. D’Emilio di Napoli e da quell’analisi e’ risultato che l’anzidetta acqua ha tutte le proprieta’ terapeutiche per essere, con favorevole successo, usata sia per bagni che per uso interno.

I camerini per bagnanti sono comodissimi, decenti ed aerefatti: sono annessi all’Hotel occupandone la parte piu’ amena, piu’ deliziosa e ridente. E cio’ non basta: a completare l’opera del singnor De Giacomo, sempre annesso all’Hotel Europe, ha fatto costruire un bellissimo Restaurant con birreria, caffe’, bigliardo. Havvi il piu’ confortabile di quanto si possa immaginare. Detto Restaurant da una parte corrisponde a un delizioso giardino, dove chiunque si puo’ divertire, dall’altra ad una localita’ deliziosissima da cui si puo’ vedere tutto il panorama di Taranto e dove si puo’ gustare un sorbetto, un gelato, uno spumone preparato con arte finissima del bravo Letizia. Ed ora crediamo che il forestiere, venendo a Taranto, trovera’ tutte le comodita’ della vita e quanto di meglio si possa immaginare.”

Ed i clienti cominciarono infatti ad animare i locali del nuovo albergo; il signor De Giacomo provvide subito anche a far arrivare un pianoforte nuovo di zecca direttamente dalla fabbrica. Arrivarono anche ospiti importanti. Nei giorni 21 e 22 agosto 1889, Taranto ricevette la visita del Re di’Italia Umberto I che era accompagnato da Vittorio Emaunele, Principe di Napoli, dal Presidente del Consiglio Francesco Crispi e dal Ministro della Marina ammiraglio Benedetto Brin. Venne, il sovrano , per inaugurare la prima parte dell’arsenale “opera iniziatrice della nuova grandezza di Taranto” come faceva rilevare in un manifesto fatto affiggere sui muri della citta’, il sindaco facente funzioni avvocato Carlo Primicerj.

Arrivo’ via mare , a bordo del panfilo Savoia, salutato, al momento di entrare in rada, da ventuno colpi di cannone e scortato da navi da guerra come l’Italia e la Duilio mentre nel porto -annotava un cronista- c’erano “centinaia e centinaia di burchielli pavesati a festa”. per salutare lui, nel Re, non solo il simbolo dell’unificazione nazionale, ma anche “l’angelo consolatore di Busca, di Spezia, di Napoli, il cavalier cortese, il discendente valoroso, della stirpe dei forti Sabaudi”.

Ne ripercorriamo la cronaca. Il panfilo reale passa davanti a tutti ed entra nel canal navigabile appena dopo l’apertura del ponte girevole fresco di inaugurazione; sul càssero il Re e il Principe ricevono il saluto di migliaia di persone, l’unità si ferma in Mar Piccolo.

A bordo salgono le autorita’: il ministro Lacava giunto il giorno prima, i generali Monelli e Guidotti, il prefetto di Lecce, il funzionante sindaco Primicerj, i deputati conte D’Ayala Valva, Grassi e Pignatelli, il sottoprefetto Venturi, il tenente colonnello Giovanno Cugini, il direttore dei lavori dell’arsenale e poiche’ e’ ora di colazione, il sovrano invita tutti questi signori a sedere a tavola con lui. Tra tutti questi personaggi ne manca uno, importante: l’arcivescovo Jorio. La sua assenza non poteva passare inosservata e, infatti, non passo’, dal momento che i giornali la fecero rilevare. Si appuro’, in seguito, che si era trattato di un misterioso e mai chiarito disguido postale, giacche’ mentre dall’Arcivescovado si asseri’ che l’invito non era mai giunto a destinazione, dal Palazzo di Citta’ si rispose che esso era stato doverosamente inviato.

Per l’arrivo del re Umberto e per le cerimonie che si sarebbero svolte alla sua presenza, erano giunti, intanto, numerosi giornalisti inviati speciali: c’erano, tra gli altri, Peppino Turco direttore del “Capitan Fracassa” e autore di alcune canzoni napoletane tra cui Funiculi’ Funicula’, Roberto Bracco per conto del “Corriere di Napoli” e autore anche lui di canzoni napoletane, Arnaldo Mengarini inviato del “Fanfulla” di Roma e altri ancora. Tra cui Mario Costa il quale, evidentemente, aveva colto l’occasione per una visita alla sua citta’ natale. Tutti presero alloggio all’Hotel Europe. La sera del 19 agosto –faceva un gran caldo e nessuno aveva voglia di andare a dormire- si attardarono tutti attorno ad una festosa tavola imbandita sulla quale il maitre fece arrivare piatti di ostriche stupende di Mar Piccolo, orate arrostite e triglie fritte, il tutto condito da ottimo vino bianco. “Dopo il banchetto “sontuoso e allegro –racconto’ dopo RobertoBracco- tutti i commensali imposero, a Mario Costa di improvvisare una canzone per la sua citta’. Io naturalmente senza poter discutere , ne’ pensare dovevo dargli dei versi”. Peppino Turco suggeri’ il titolo “Taranti’ Tarantelle”. Sul cartoncino del menu’ Bracco comincio’ a scrivere : “ A Taranto nce stanne nu mare piccirillo e n’ato granne. Erano versi in dialetto napoletano. Costa sedette al pianoforte dell’albergo e la’ per la’ improvviso’ una musica spumeggiante, tarantellante, “entrainante” che immediatamente fu’ ripetuta da tante voci. La canzone era lanciata”.

L’indomani , sempre in albergo, Roberto Bracco stese tutte le strofe, mentre Mario Costa limo’ la sua musica. “la prova generale –annoto’ un nostro cronista, Diego Gennarini- ebbe luogo la sera del 20 agosto nella gran sala dello stabilimento idroterapico dell’avvocato Pietro Pupino Carbonelli affollato dal fior fiore dell’intellettualita’ tarantina e da un foltissimo stuolo di eleganti e belle signore e signorine. Mario Costa ottenne un successo vivissimo, immediato , clamoroso” . Si convenne che l’indomani si sarebbe improvvisata una “serenata” in onore del Re e del Principe con “Taranti’ Tarantelle” e con altre canzoni… napoletane; fu improvvisata anche un’orchestrina fatta di violini, mandolini e alcuni piattini.

E così avvenne. Finite le cerimonie ufficiali, il Sovrano s’era ritirato sul suo panfilo sempre ormeggiato in Mar Piccolo e quando fu sera -un’altra meravigliosa e intrigante notte dell’estate tarantina col mare calmissimo e tante stelle visibili- decine, centinaia di barche si fecero sotto il Savoia e suonatori e cantanti –tra cui lo stesso Costa con Bracco, Turco e altri- si diedero ad eseguire il concerto.

Si comincio’ con “Oie Caruli’ “ , si ando’ avanti con “Scètate”, “Era de Maggio” e altre canzoni del Costa, una piu’ bella e orecchiabile dell’altra e quando i timbri di voce si erano ben riscaldati s’attacco’ “Taranti’ Tarantelle”. La gente impazziva, applaudiva con entusiasmo, fu un coro possente, allegro. Il Re con al fianco il Principe, richiamati da quello spettacolo, si affacciarono e si ebbero la loro porzione di applausi. Ma il piu’ applaudito fra tutti fu lui, il maestro Mario Costa che aveva offerto alla sua Taranto una canzone che sarebbe arrivata fresca, limpida gradita fino ai nostri giorni, nonostante i versi in napoletano. Qualche anno fa un nostro poeta dialettale, Domenico Candelli, ha trasposto quei versi nel vernacolo tarantino.

Ecco comunque quella famosa canzone, composta nell’Hotel d’Europe nel suo testo integrale:

A Taranto ce stanne – nu mare piccirillo – e n’ato granne. – La terra nfra li dduie – se piglia nu vacillo – e se ne fuje – Taranti’ tarnti’ tarantelle sti mare belle! – A Taranto nce stanne – duie uocchie tal’e quale – e granne granne: duie uocchie de fatella – uguale uguale uguale – na vucchella. – Taranti’ taranti’ tarantelle – chiust’uocchie belle, chist’uocchie belle! – Vucchelle, non scappare – c’addo’ stai tu, nun saie – tra mare e mare. – Statte , ca si tu prove – ‘e’ vase che nun saie – cchiu’ nun te muove. – Taranti’ taranti’ Tarantella – sta vocca bella! Sta vocca bella! – A Taranto nce stanne – nu mare picceriillo – e n’ato granne.

La poesia e’ bella , non c’è dubbio , anche se e’ difficile seguire il poeta tra la prima sensazione (un mare piccolo e uno grande) e la seconda ( i due mari paragonati a due occhi di fata uguali) ; “la vucchella” immaginiamo che sia il ponte girevole al centro dei due occhi. Taranto, con i suoi due mari e’ paragonata ad una bella fanciulla dalla boccuccia invitante: fermati boccuccia – esorta il poeta – perche’ se tu provi i baci che non conosci, piu’ non ti muovi. Nel complesso si tratta di versi semplici, scaturiti da un animo fortemente innamorato, tutto preso dal fascino che promanava e promana la singolare posizione geografica di questa nostra citta’, regina di due mari. Ma indubbiamente la musica e’ migliore, direi anzi che essa risulta piu’ fresca , invitante, addirittura esaltante e infatti una tarantella che l’accompagni o la esegua da’ la possibilita’ di eseguire un buon balletto.

Ospiti forestieri continuarono ad arrivare all’Hotel d’Europe. Tra gli altri , nell’estate del 1894, giunse proveniente dalla Campania un viaggiatore francese, Jean de Beaurgard, sacerdote, docente di retorica e di letteratura straniera e romanze all’istituto cattolico di Lione e a quello di Bordeaux, autore di molti libri e manuali scolastici. Un suo libro di viaggi si intitolo’ “Du Vesuve à l’Etna et sur le litoral de l’Adriatique” tradotto in italiano da Fulvia Fiorino. A Taranto il de Beauregard dedica alcune belle pagine ma ecco il passaggio che ci interessa in questa sede : “piu’ oltre , tra il canale e la campagna, Taranto moderna mostra, secondo una prospettiva rettilinea, le facciate dei suoi eleganti palazzi. E’ una citta’ in divenire che promette di diventare davvero bella in un prossimo futuro. Le strade sono larghe e ben tracciate, il giardino pubblico abilmente disegnato; gli alberi confortevoli quanto nelle piu’ fiorenti citta’. L’albergo Europa, in particolare, con le sue terrazze sul Mar Piccolo e i suoi vasti saloni, ha qualcosa di principesco: la veduta di Taranto che ho fornito e’ ripresa dalle sue terrazze; visto di la’ , il porto peschereccio si sviluppa per intero in una graziosa curva ed e’ estremamente pittoresco.

Ma ci vorranno ancora alcuni anni perché la citta’ nuova esplichi per intero le sue possibilita’; oltre al fatto che la gabbia non e’ attualmente del tutto finita, ci mancano ancora molti uccelli. Il che verra’ col tempo”.

Aveva visto giusto il nostro viaggiatore.

 

 

Scegli la tua lingua

ItalianoEnglishFrançaisDeutsch日本語

Galleria Fotografica

Hotel4 Hotel1 Hotel2 Hotel3